Tanti auguri 180!

Oggi parliamo delle legge 180 a 36 anni esatti dalla sua approvazione. Parliamo delle conseguenze pratiche e rivoluzionarie di questa legge diventata un faro in tutto il mondo e della sua mancata applicazione che ha comportato difficoltà e sofferenza alle famiglie delle persone con disagio mentale. Pensiamo alle prospettive future e di quanto lavoro pratico e culturale serve ancora. Puntata ricca di informazioni per chi non conosce la storia di Franco Basaglia e della Salute Mentale. A lui e a tutto il suo gruppo di lavoro dobbiamo l’acquisizione di diritti fondamentali negati in nome di una vecchia scienza psichiatrica sempre in agguato tanto fragile nelle sue basi teoriche, quanto implacabile e irreversibile nel giudizio del suo ‘oggetto’ di studio: le persone sofferenti. Franco Basaglia ha recuperato il ‘Chi’ offuscato da diagnosi distanzianti e oggettivanti, il soggetto soffocato dalla violenza correttiva del cieco sapere tecnico che invece dovrebbe concentrarsi sulla ‘cura’ dei propri pazienti. Con il lavoro e la forza della pratica la legge 180 ha reso possibile questa rivoluzione.

“Noi facciamo della pratica, prima della pratica e poi della teoria. Non facciamo prima della teoria e poi della pratica perché questo sarebbe un cammino molto più reazionario di quanto voi non possiate pensare; la teoria è l’a priori scientifico: del vecchio pensiero scientifico. Questo ci è stato molto rimproverato. Non mi sono difeso, ho accettato il rischio dell’empirìa. Non avessi accettato questo rischio avrei riciclato inevitabilmente la teoria antica, quella dei testi e dei manuali da cui sono venuto. Avrei soddisfatto una forma di narcisismo intellettuale, avrei tradotto le nuove esperienze dentro un codice e un linguaggio che sarebbe rimasto lo stesso”

Franco Basaglia

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